Autismo: cura e inclusione

Arduo, se non addirittura impossibile, sintetizzare la parabola socio-sanitaria del ‘Pianeta Autismo’ e dei suoi abitanti. Perciò, lasciando ai medici ed agli operatori socio-sanitari le incombenze più tecniche, concentriamoci sulle cose in cui possiamo fare molto: purché armati di dedizione, caparbietà e tanto amore.

In linea e in sintonia con il Service Nazionale del Lions Italiano (“Autismo e inclusione: nessuno escluso”), Il Lions Club “Contarina-Delta Po”, nella sede di Adria, presso l’Hotel Stella d’Italia, affronta un argomento ad un tempo coinvolgente e di grande attualità: la sindrome dello spetto autistico.

Il Tema, che il Presidente del Club Andrea Marangon ha affidato alle due relatrici, la dott.ssa Cristiana Naccarella e l’assistente sociale dott.ssa Stefania Ricci, reca il titolo: “Impariamo a connetterci e a costruire una rete per oggi e domani” e catapulta fin dall’inizio i soci nel mezzo di una problematica di forte impatto.

L’esordio della dott.ssa Naccarella è di quelli che non lasciano spazio a dubbi: «Siamo i presenza di un’autentica emergenza sanitaria, per una patologia in forte crescita e dalle pesanti implicazioni per le famiglie che si trovano ad affrontare questa malattia».

Che noi possiamo riassumere in due ben definite difficoltà dei pazienti: la difficoltà ad istaurare relazioni con l’altro e, nello stesso tempo, quella di coltivare degli interessi: «L’interconnessione – chiosa infatti la relatrice – è dunque il primo degli obiettivi per aiutare i ragazzi a far rete e rapportarsi con sanitari, famigliari e amici».

La relazione della dott.ssa Naccarella è scientificamente documentata e competente, oltre che socialmente appassionata: impossibile per l’inadeguata penna del vs cronista poter sintetizzare adeguatamente quel Pianeta Autismo che i Soci hanno potuto affrontare ed approfondire.

Ma c’è una cosa che da subito è possibile mettere in opera, per creare un ambiente in condizione di affrontare adeguate cure per i malati e sostenere le difficoltà che letteralmente attanagliano le famiglie coinvolte: un impegno corale che chiama in causa l’USL, le Istituzioni, il Volontariato e, naturalmente, le famiglie stesse.

Per questo è operativa in ogni Unità Sanitaria Locale la UOS (Unità Operativa Semplice) di neuropsichiatria infantile, composta da varie figure professionali che intervengono nei vari ambiti in cui si manifesta la patologia, e che per di più collabora anche con altre UOS, che possono integrare ciò che la neuropsichiatria infantile non intercetta.

Per cogliere al massimo le opportunità che le strutture sanitarie possono offrire bisogna fare alcuni passi concreti che – anche se forse ancora con un po’ troppa burocrazia – sono fondamentali per pazienti e famiglie: la prevenzione, la diagnosi, il profilo di funzionamento, il coinvolgimento dei genitori, la condivisione della diagnosi e della proposta riabilitativa, per approdare alla decisiva creazione della rete. La presa in carico di bambini dagli zero anni fino alla maggiore età se da una parte è faticosissimo, dall’altra richiede rispetto, cura e ascolto ed è indispensabile per creare quel clima socio-relazionale, comunicativo e comportamentale che – passando per l’attività fondamentale del gioco – può dare buoni frutti sanitari e sociali.

Su quest’ultimo ambito, l’Assistente Sociale dott.ssa Stefania Ricci è intervenuta nella parte più operativa (e meritoria, vorremmo aggiungere) di seguire la famiglie nel fare le domande di cura domiciliare, nel fornire sostegno ai famigliari e agli operatori coinvolti, nell’informare sulle procedure da avviare per il riconoscimento dell’invalidità, da cui deriverà anche il diritto ad usufruire della nota Legge 104 che, come previsto dal quadro normativo, significa dare copertura e sostegno a quanti – quotidianamente – sono impegnati in questa impegnativa gestione dei propri cari.

 

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