Nel 60° anniversario del Lions Club di Camposampiero, il 24 gennaio nel centro civico di Borgoricco, è stato presentato il progetto “LAlta Padovana che verrà” realizzato in collaborazione con Confindustria Veneto Est, che propone una riflessione strutturata e non retorica sull’Alta Padovana, intesa come sistema territoriale unitario (Camposampierese + Cittadellese), cruciale per l’economia padovana e veneta.
La domanda di fondo è chiara: un territorio forte oggi può permettersi di non interrogarsi sul proprio domani?
“Questa importante iniziativa – ha sottolineato il Governatore Roberto Limitone nel suo intervento di apertura – attesta l’ormai avvenuto cambio di passo dei Lions, da associazione umanitaria che si occupa di mera charity ad una delle più importanti organizzazioni umanitarie mondiali, la cui opera di solidarietà è caratterizzata da grande professionalità. I Lions sono entrati infatti in una nuova fase, connotata dall’attento studio dei nuovi bisogni della popolazione, e dalla conseguente attenta e professionale progettazione delle attività di servizio che mirano alla soddisfazione di questi bisogni. Un grande grazie a tutti gli amici soci del Lions Club Camposmapiero”
Dopo i saluti iniziali del Sindaco di Borgoricco, Gianluca Pedron e della Presidente di Confindustria Veneto Est, Paola Carron, il Presidente del Lions Club di Camposampiero, Massimo Finco, ha evidenziato in un articolato discorso gli scenari locali e globali oggetto dello studio, poi presentato nel dettaglio da Natascia Porcellato di Confindustria Veneto Est, mentre la successiva tavola rotonda moderata dal coordinatore distrettuale delle comunicazione, Andrea Mazzanti, ha visto gli interventi di Alberto Baban, Presidente della Fondazione Nord Est, Carlo Carraro, Rettore Emerito dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, Chiara Tonello dirigente dell’Istituto Newton-Pertini di Camposampiero e del Giornalista Francesco Jori,
Il metodo
L’analisi combina:
- dati strutturali socio-economici;
- due sondaggi: popolazione (622 interviste) e imprese (306);
- contributi qualitativi di stakeholder del territorio.
- L’obiettivo non è solo descrittivo, ma “orientato alla costruzione di una visione futura condivisa”.
I punti di forza emersi
C’è una consapevolezza diffusa di vivere in un territorio “che funziona”:
- lavoro, reddito, tenore di vita, servizi sanitari e istruzione sono percepiti come solidi;
- le imprese valorizzano fortemente reti di prossimità, qualità dei lavoratori, rapporti con scuole e comunità;
- il “senso di appartenenza” è un collante trasversale tra popolazione e sistema produttivo.
- L’Alta Padovana appare come uno spazio “intermedio” riuscito tra città e campagna, produttivo ma ancora comunitario.
Le criticità strutturali
Accanto ai punti di forza, emergono “nodi non più eludibili”:
- ambiente e inquinamento, unica dimensione percepita come più negativa che positiva;
- trasporto pubblico (collettivo) e mobilità;
- casa, soprattutto per giovani e famiglie;
- carenza di spazi di socialità, in particolare per giovani e adulti;
- inverno demografico e difficoltà di ricambio generazionale.
Il dato più delicato: la percezione del futuro
Qui sta il cuore politico e culturale del progetto:
- la qualità della vita è percepita come “stabile o in peggioramento”, più dalle imprese che dalla popolazione;
- le aspettative a 5 anni sono deboli o negative su economia, lavoro, servizi, coesione sociale;
- solo ambiente/natura e occupazione femminile mostrano un residuo di ottimismo.
Territorio forte oggi, ma con una crescente paura del domani. È questo il passaggio che rende la riflessione necessaria e urgente.






