PADOVA HOST e SAN PELAGIO: Prof. Giovanni Costa "Padova, l'economia e la finanza"

Con l' invito a Giovanni Costa per parlare di " Padova, l' economia e la finanza " il Lions club Padova Host si è assicurato il successo della serata, il 22 Gennaio 2015. Il prof. Giovanni Costa, infatti, oltre ad essere stato docente nelle università Ca Foscari di Venezia e Bocconi di Milano di " Strategie di impresa" , è stato tra i promotori/costruttori della facoltà di economia di Padova (dove ha portato le imprese in un advisory board che contribuisce alla gestione della facoltà stessa) , collabora da molti anni al Cuoa di Altavilla (VI) , è autore di molte pubblicazioni, collabora a riviste specializzate, per un triennio ha ricoperto la carica di Presidente della Cassa del Veneto e tuttora siede come vicepresidente nel Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo.
Anche se molto sintetico, questo curriculum mette in evidenza che il relatore ha sempre mantenuto uno stretto collegamento tra la sua attività di studioso/ docente e la vita delle imprese manifatturiere e finanziarie.
Il relatore ha esordito collocando la sua relazione nello scenario di grave crisi europea, della quale non si può prevedere la fine, anche se le decisioni sollecitate da Mario Draghi ( quantitave easing ) certamente incideranno sul cambio euro/dollaro ( svalutazione) con un indubbio sostegno all' export delle economie europee.
La provincia di Padova, con le sue 92.040 imprese su 927.848 abitanti , mostra una vivacità imprenditoriale che la colloca sempre ai primi posti (nella regione ma anche nel Paese) per il Prodotto interno lordo provinciale (PIL) e per il tasso di occupazione. Anche nella crisi il dinamismo imprenditoriale riesce a far nascere tante imprese, compensando quelle che chiudono; la dimensione delle imprese non è significativa e la scarsa crescita dimensionale osservata costituisce un problema.
Solo l'agricoltura, con la riduzione di circa 9.000 imprese in un ventennio, evidenzia una crescita dimensionale mentre continua la crescita numerica delle imprese del terziario.
Le imprese del credito ( banche ) segnalano che Padova con 19,9 mldi € di raccolta e 29,6 mldi€ di prestiti/impieghi, importa capitali dalle altre regioni italiane, suggerendo così di guardare al sistema bancario in modo diverso rispetto al passato e di superare l' ingenua illusione delle piccole banche.
Il futuro dell' economia padovana è strettamente connesso alle dimensioni dell' impresa: in questi anni di crisi le imprese che hanno investito per conquistare mercati esteri hanno aumentato le esportazioni , aumentato l'occupazione di qualità nel territorio d'origine per sostenere i processi di internazionalizzazione e sono contemporaneamente cresciute .
Quando si ricorda che negli ultimi venti anni la produttività media italiana non è cresciuta, significa che si è fermata la capacità di creare maggior valore a parità di input ,che non c'è capacità di creare nuovi prodotti e quindi che il nostro lavoro non ha più mercato.
Fare innovazione nella moda e in agricoltura è importante ma non sufficiente; la grande sfida sta nell' innovazione sui prodotti che hanno un alto valore intrinseco, un alto valore aggiunto ( un airbus vale 2 mldi €: quanti tortellini freschi ,prosciutti, scarpe, camicie .... bisogna vendere per ottenere un simile ricavo? ).
Il sistema finanziario in Padova rispetto a vent' anni fa ha subito profonde trasformazioni: Banca Antoniana, Banca Popolare di Padova e Trieste, Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Casse Rurali, Banche Cooperative hanno sostenuto il miracolo economico degli anni ' 60,'70 e '80; personaggi illuminati negli anni '90 hanno saputo innovare il sistema del credito ma non è stato sufficiente.
La globalizzazione, la crisi economica della quale non si vede la fine, le concentrazioni ( Antonveneta in MPS, Cassa di risparmio di Padova e Rovigo in Intesa San Paolo) ,la multicanalità delle banche ( il 75% delle operazioni bancarie si fanno fuori dalle filiali) la regolazione europea con serie conseguenze sulla dotazione di capitale,il controllo della BCE , ulteriori spinte alla concentrazione per compensare il deficit di capitale, hanno cambiato radicalmente la situazione del credito e della finanza nel Veneto . A Padova non ha sede più nessun quartiere generale di una banca perché la Cassa di Risparmio e l' Antonveneta sono confluite in grandi gruppi bancari . Alcuni commentatori economici sostengono che così il Veneto ha perso le sue banche ma forse nell'attuale scenario economico appartenere ad un grande gruppo di dimensioni nazionali ed internazionali può essere vantaggioso per gli operatori che hanno bisogno del credito per l' esportazione o per gli investimenti all'estero .
Per le imprese la vera scommessa consiste nel poter contare su banche che sostengono la loro internazionalizzazione e che restano molto vicine al territorio.
Le tre Banche Popolari del Veneto ( Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Banco Popolare di Verona), con il provvedimento del governo che toglie il voto capitario, perdono la caratteristica di cooperazione e diventano contendibili. Queste banche, come si coglie anche dalla cronaca, vivono in una endemica criticità patrimoniale che le costringe a guardare al mercato, il quale resta diffidente a causa del voto capitario. Forse la scelta del Governo parte da questa constatazione e ha l' obiettivo di favorire la ricapitalizzazione ed una governance più efficiente.
La fotografia delle aziende del credito si completa ricordando le 36 Banche di Credito Cooperativo che sono connotate da un fortissimo legame con il territorio. Ben cinque di queste sono già commissariate e le altre hanno problemi di dimensioni, di organizzazione e di capacità di finanziarsi su mercato per poter dare credito.
Gli esperti dicono che la nostra economia ( nazionale e locale ) riuscirà a rimettersi in moto solo se c'è un sistema bancario capace di dare credito; la presenza nel padovano di un grande gruppo come Intesa San Paolo riuscirà a fornire il nuovo credito a medio-lungo termine necessario al risveglio dell' economia reale.

Matteo Segafredo

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