Camposampiero: Andrea Doria, la verità sul naufragio

Andrea Doria tragedia del mare , evento mediatico e dramma umano. L’affondamento del transatlantico , vanto della marineria italiana avvenuto il 26 luglio 1956 al largo delle coste statunitensi

  torna attuale anche oggi, dopo il naufragio della Concordia per lo strascico di polemiche e gli inquietanti  interrogativi che si è trascinato dietro per oltre mezzo secolo. Fu la prima sciagura del mare  seguita in diretta dai cronisti americani e documentata minuto per minuto dalla televisione italiana che aveva iniziato a trasmettere regolarmente i suoi programmi appena due anni prima. L’ansia dello scoop da parte dei mezzi di informazione e il tentativo di nascondere le vere responsabilità dell’accaduto da parte dell’Ansaldo, che aveva interessi economici sia con l’armatore dell’ammiraglia italiana sia con quello del rompighiaccio Stockolm che l’aveva speronata, crearono una  inquietante coltre di sospetti sul corretto comportamento del comandante Piero Calamai, accusato di avere provocato l’incidente e in seguito di non aver saputo organizzare al meglio i soccorsi. Niente di più falso. Ma la calunnia, come si sa, è dura a scomparire. Piero Calamai è stato riabilitato a tutti gli effetti per la sua generosa ed encomiabile  professionalità solo in tempi recenti. Poco prima della sua scomparsa

Nel naufragio dell’Andrea Doria persero la vita solo 46 delle 1706 persone imbarcate. Unicamente quelle che si trovavano nelle cabine trapassate dalla prua dello Stocholm. Tutte le altre furono salvate grazie alla professionalità dimostrata dall’equipaggio e dal suo comandante che riuscirono a trasferire  in breve tempo i passeggeri sull’Ile de France e sulle altre navi di soccorso. Calamai,  abbandonò per ultimo la sua nave e lo fece solo dopo  aver ceduto all’insistenza del suo equipaggio che lo aveva visto determinato a lasciarsi morire.

La verità  sull’affondamento dell’Andrea Doria e gli ultimi minuti che hanno preceduto il suo affondamento sono raccontati con passione e dovizia di particolari da Eugenio Giannini nel libro “L’odore della nebbia” (Mursia editore) presentato da Brunello Gentile il 18 febbraio al Lions Club Camposampiero, successivamente al Circolo Ufficiali di Padova e il 21 marzo  al Museo Internazionale del Vetro d’Arte e delle Terme di Montegrotto. Un uomo di mare per parlare di una tragedia del mare raccontata da un uomo di mare che l’ha vissuta. Giannini era infatti il terzo ufficiale  di bordo dell’Andrea Doria al momento dei naufragio e ha scritto il libro per spiegare la verità sull’accaduto, celebrare  la professionalità di Calamai, dimostrare  la compostezza e l’impegno dell’equipaggio, raccontare il dramma di quei momenti terribili nei quali occorreva prendere decisioni fondamentali in pochissimi istanti.  La corsa contro il tempo, facendo fronte agli imprevisti per salvare il maggior numero di vite possibile  e l’amarezza per quanto fu scritto in seguito da chi tentava di speculare su questa tragedia e che ha avuto partita vinta per oltre mezzo secolo.

Ora basta. E’ tempo che si sappia che  non tutti i comandanti  che si pongono al timone di una nave sono come Schettino. Brunello Gentile,  socio del Lions Club Camposampiero è, in quanto capitano di lungo corso,  la persona più adatta a interrogare l’ex terzo ufficiale dell’Andrea Doria  affinché gli italiani di oggi  si sentano ancora un popolo di marinai e per farci capire come mai gli equipaggi imbarcati oggi sulle nostre navi  non garantiscano più la sicurezza dei passeggeri.

Dario C. Nicoli









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